Bidspirit auction | Francia. Manifattura Reale di Aubusson
Francia. Manifattura Reale di Aubusson (1730 - 1750) Flora e Zefiro o la Primavera, 1730 circa - Francia. Manifattura Reale di Aubusson (1730 - 1750) Flora e Zefiro o la Primavera, 1730 circa Arazzo in lana e seta 294 x 469 cm Provenienza: Veneto Banca SpA in LCA Certificati: Scheda di Raffaele Verolino, non datata; expertise di Nello Forti Grazzini, in copia Stato di conservazione. Supporto: 70% Stato di conservazione. Superficie: 70% (cornice esterna in gran parte rifatta, integrazioni, colori sbiaditi e ripresi in particolare nel registro superiore) Come segnala Nello Forti Grazzini, in una approfondita scheda critica del 2004 che viene di seguito ampiamente citata, il soggetto dell'arazzo in asta è liberamente ispirato a Ovidio, Fasti, V, 193-214, dove è descritto Zefiro che insegue la ninfa Clori e la ghermisce; ed ella si trasforma in Flora, divenendo sposa del dio e signora dei fiori e della primavera. La scena intessuta rappresenta il tempo successivo di Clori, quando è ormai insediata nel suo regno naturale. Flora, infatti, compare al centro dell'arazzo, in atto di confezionare una lunga ghirlanda di fiori, mentre lo sposo Zefiro, con ali di farfalla, le porge un cesto. Intorno alla coppia, molti amorini, a rafforzare il tratto galante della composizione. Tra essi, forse Cupido, con arco e frecce, si allontana verso destra, dopo aver «felicemente svolto la ”missione” di suscitare l'amore». L'ambientazione è ricca di piani, «segnati dagli obliqui profili delle balze che si succedono in profondità e dalle quali si sviluppano cespugli e alberi di diversa specie, con un ruscello sul proscenio e, nello sfondo a destra, con un edificio». La composizione è serrata da un bordura, che simula una cornice lungo la quale «si avvolge a spirale una ghirlanda di fiori; in ciascun angolo un tondo a intaglio con una piccola margherita». La cimosa, blu, «pur autentica», non presenta alcuna marca o firma di arazziere, né l'arazzo risulta menzionato nella bibliografia specialistica sulle antiche tappezzerie. Secondo Forti Grazzini, il panno è stato tessuto a Aubusson, probabilmente non lontano dal 1730: «Oltre alla fine tessitura, un'inequivocabile ”spia” della provenienza e della datazione del panno è costituita anzitutto dalla gamma cromatica, poi dal modo in cui sono raffigurate le piante sul proscenio, ciascuna isolata e con le foglie e i fiori sbiancati da intesi colpi di luce. Allo stesso modo sono definiti e illuminati gli elementi vegetali dei prosceni e, sui secondi piani, i riempitivi vegetali delle serie dette delle 'Verdure esotiche' (o 'Panorami cinesi'), eseguite e frequentemente replicate a Aubusson nel secondo quarto del XVIII secolo (cfr. gli arazzi riprodotti da D. Chevalier, P. Chevalier, P.F. Bertrand in ”Les tapisseries d'Aubusson et de Felletin 1457-1791, Parigi, 1988, pp. 128-131). Anche nelle 'Verdure esotiche' si ritrovano poi uccelli fissati in volo con le ali aperte, inclinati verso l'alto, col muso e con becco girato all'insù, come quello che, nel nostro arazzo, attraversa il cielo sopra la testa di Cupido. La bordura a modanatura tubolare a cui si attorciglia a spirale una ghirlanda è un altro elemento tipico, data la frequenza con cui ricorre negli Arazzi di Aubusson; e particolarmente significativo appare il confronto con due tappezzerie raffiguranti 'Giochi di bimbi' (la 'Cavallina' e la 'Danza') nel Musée du Petit Palais a Parigi, nn. AO 14-15 (cfr. ”Jeux et divertissements. Tapisseries du XVIe au XVIIIe siècle”, cat. mostra, Arras-Aubusson 1988, nn. 24-25), datate verso il 1720-1730, con iscrizioni relative a Aubusson e firme degli arazzieri (Michel Vallenet e Mangonat), nelle quali non soltanto compaiono bordure uguali, ma anche rifinite con identici ”intagli” decorativi angolari». La composizione è messa in relazione da Forti Grazzini con i nuovi modelli figurativi introdotti a Aubusson da Jean-Joseph Dumons (1687-1779), nominato il 20 marzo 1731 alla Tapisserie «pour y former des dessinateurs, y corriger les anciens dessins, et enseigner aux ouvriers les secrets de la composition et du coloris». Tra il 1731 e il 1755, Dumons dipinse venti cartoni per la manifattura di Aubusson e due per quella di Felletin. Questa nuova fioritura, ulteriormente rafforzata dai fondi di cartoni giunti a Aubusson dopo la dismissione da parte dei Gobelins e da Beauvais, coinvolge molti pittori rimasti anonimi. Lo specialista data la produzione dell'arazzo intorno al 1730, collegandola ad un anonimo cartonista minore, che doveva però conoscere una serie di arazzi prodotti dalla manifattura parigina dei Gobelins, tra il 1700 e il 1730, oggi conservati presso il Cleveland Museum of Art e il Musée des Arts Décoratifs di Lione, appartenenti a serie dedicate al tema degli 'Amori degli dei' o delle 'Metamorfosi di Ovidio' (cfr. E.A. Standen, ”Ovid's 'Metamorphoses': A. Gobelins Tapestry Series”, in ”Metropolitan Museum Journal”, 23, 1988, pp. 149-191, in particolare p. 171, figg. 30, 31, 33).