Bidspirit auction | Gabriele D'Annunzio - Gemelli da


Gabriele D'Annunzio - Gemelli da polso con levrieri, 1900s - Gabriele D'Annunzio - Gemelli da polso con levrieri, 1900s Eccezionale coppia di gemelli da polso in argento,  con decorazione centrale raffigurante una testa di levriero dipinta a mano su smalto, conservati nel loro astuccio originale in cuoio o similpelle. All'interno dell'astuccio, è presente una dedica autografa manoscritta ad inchiostro nero, che dice ”A Giacomo Durini / Gabriele d'Annunzio” La scatolina misura circa 90x60 mm, con lieve mancanza di pelle sul fondo; ogni elemento ovale dei gemelli misura circa 25x15 mm. Punzone argento 800 sui gemelli,  In ottime condizioni, smalti perfetti. Il levriero era l'animale simbolo per eccellenza di d'Annunzio: il poeta-vate era appassionato di questi cani da corsa eleganti e veloci, che associava ai valori di nobiltà, velocità e bellezza che permeano tutta la sua opera, ne ebbe a decine, anche durante la guerra e l'epopea dell'impresa di Fiume. Molti di loro sono sepolti nei giardini del Vittoriale degli Italiani, e d'Annunzio li celebra nel componimento ”Qui giacciono i miei cani” Qui giacciono i miei cani gli inutili miei cani, stupidi ed impudichi, novi sempre et antichi, fedeli et infedeli all’Ozio lor signore, non a me uom da nulla. Rosicchiano sotterra nel buio senza fine rodon gli ossi i lor ossi, non cessano di rodere i lor ossi vuotati di medulla et io potrei farne la fistola di Pan come di sette canne i’ potrei senza cera e senza lino farne il flauto di Pan se Pan è il tutto e se la morte è il tutto. Ogni uomo nella culla succia e sbava il suo dito, ogni uomo seppellito è il cane del suo nulla. 31 ottobre 1935 Gabriele D'Annunzio fu amico e assiduo frequentatore della Società Milanese per la Caccia a Cavallo, presieduta dal Conte Giacomo Durini tra il 1909 e il 1910. Il poeta lo soprannominò affettuosamente e con grande stima il ”Sapiente Re della Brughiera”Eccezionale coppia di gemelli da polso in argento,  con decorazione centrale raffigurante una testa di levriero dipinta a mano su smalto, conservati nel loro astuccio originale in cuoio o similpelle. All'interno dell'astuccio, è presente una dedica autografa manoscritta ad inchiostro nero, che dice ”A Giacomo Durini / Gabriele d'Annunzio” La scatolina misura circa 90x60 mm, con lieve mancanza di pelle sul fondo; ogni elemento ovale dei gemelli misura circa 25x15 mm. Punzone argento 800 sui gemelli,  In ottime condizioni, smalti perfetti. Il levriero era l'animale simbolo per eccellenza di d'Annunzio: il poeta-vate era appassionato di questi cani da corsa eleganti e veloci, che associava ai valori di nobiltà, velocità e bellezza che permeano tutta la sua opera, ne ebbe a decine, anche durante la guerra e l'epopea dell'impresa di Fiume. Molti di loro sono sepolti nei giardini del Vittoriale degli Italiani, e d'Annunzio li celebra nel componimento ”Qui giacciono i miei cani” Qui giacciono i miei cani gli inutili miei cani, stupidi ed impudichi, novi sempre et antichi, fedeli et infedeli all’Ozio lor signore, non a me uom da nulla. Rosicchiano sotterra nel buio senza fine rodon gli ossi i lor ossi, non cessano di rodere i lor ossi vuotati di medulla et io potrei farne la fistola di Pan come di sette canne i’ potrei senza cera e senza lino farne il flauto di Pan se Pan è il tutto e se la morte è il tutto. Ogni uomo nella culla succia e sbava il suo dito, ogni uomo seppellito è il cane del suo nulla. 31 ottobre 1935 Gabriele D'Annunzio fu amico e assiduo frequentatore della Società Milanese per la Caccia a Cavallo, presieduta dal Conte Giacomo Durini tra il 1909 e il 1910. Il poeta lo soprannominò affettuosamente e con grande stima il ”Sapiente Re della Brughiera”